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UN ARTICOLO DEDICATO AI DEBITORI ESECUTATI

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Nei precedenti articoli ho sempre approfondito gli aspetti del procedimento esecutivo immobiliare di interesse per il probabile partecipante alla vendita giudiziale

di Marta Santarelli avvocato.

 

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L’articolo odierno sarà invece di interesse soprattutto per i debitori esecutati.

La riforma che ha investito il processo esecutivo immobiliare ha previsto, o meglio ampliato, la possibilità per il debitore esecutato di richiedere la conversione del pignoramento.
La conversione del pignoramento è quello strumento che consente al debitore esecutato di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese.
Tale istituto consente quindi al debitore di sottrarre dal procedimento esecutivo l’immobile pignorato, ovviamente, corrispondendo quanto dovuto ai debitori.
Ciò che è interessante e che ha reso detto istituto molto più utilizzabile dai debitori, riguarda la possibilità di rateizzare il versamento di dette somme.
Il debitore, infatti, può presentare istanza di conversione richiedendo una rateizzazione sino a 36 mesi, ossia 3 anni.
L’Istanza può essere presentata prima che il giudice dell’esecuzione fissi la vendita e pertanto, normalmente entro la prima udienza di comparizione, ossia la prima udienza di tutto il procedimento esecutivo.
Tale prima udienza deve essere comunicata al debitori/ai debitori esecutato/i. La mancata comunicazione unitamente alla dichiarazione che si sarebbe proceduto a presentare l’istanza di conversione, potrebbe determinare, previo proposizione di opposizione agli atti esecutivi, un rallentamento del procedimento.
Per presentare l’istanza il debitore deve versare una somma non inferiore ad un quinto dell’importo del credito.
Per tentare di ottenere la rateizzazione massima o comunque la maggiore possibile, l’istante deve ben documentare al giudice dell’esecuzione la situazione di difficoltà, sia economica, ma anche di salute, del debitore esecutato e delle persone che vi risiedono stabilmente da tempo. Sostanzialmente, il debitore deve consentire al giudice di concedere il numero massimo di rate possibili, il cui limite, si ribadisce essere pari a 36 mesi.
E’ importante però avvisare i debitori che l’istanza può essere presentata una sola volta e che devono puntualmente provvedere al pagamento delle rate mensili.
Infatti ove il debitore ometta il versamento dell’importo determinato dal giudice o ritardi di oltre 15 giorni il versamento anche di una sola delle rate previste, ciò che avrà versato sarà incamerato dalla procedura e sostanzialmente andrà ad integrare i beni pignorati. Le somme versate pertanto non saranno restituite, ma saranno trattenute dalla procedura esecutiva e poi distribuite tra tutti i creditori.
Le somme versate ad ogni modo non andranno perse, in quanto, il prezzo che si otterrà dalla vendita dell’immobile sarà distribuito a saldo (se capiente) in favore dei creditori ed il residuo sarà restituito al debitore/i.
Conseguenza dell’omesso o ritardato versamento oltre i 15 giorni, consentirà al giudice dell’esecuzione, su richiesta del creditore procedente o creditore intervenuto munito di titolo esecutivo, di disporre la vendita dei beni pignorati.

Un esempio:
DEBITO DI € 100.000,00
IMMOBILE DI PIGNORATO VALORE 100.000,00
RICHIESTA DI CONVERSIONE ACCOLTA
VERSATE SOMME PER € 50.000,00 E NULL’ALTRO
VENDITA DEGLI IMMOBILI PIGNORATI AD € 100.000,00
SOMME IN PROCEDURA PARI AD € 150.000,00

AL DEBITORE SARANNO RESTITUITE LE SOMME DOVESSERO RESIDUARE SUCCESSIVAMENTE ALLA DISTRIBUZIONE DELLE SOMME RICAVATE. NEL CASO IN ESEMPIO SARANNO RESTITUITI AL DEBITORE LA DIFFERENZA TRA I 150.000,00 ED I 100.000,00 DI DEBITO, GLI INTERESSI E LE SPESE DI PROCEDURA.
Insomma la conversione del pignoramento rappresenta un’ottima occasione per tentare di non perdere il proprio immobile e tutto ciò avendo la possibilità di corrispondere il dovuto a rate e sino a 3 anni di tempo.