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Arredare. Il bambù, non solo in Cina

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Elegante, ecosostenibile, innovativo, il bambù sta cominciando a prendere piede anche nell’arredamento delle nostre case facendosi conoscere per i suoi pregi non solo estetici…

di Alessio Rocchi

Titolare NTT PROJECT SRL

Cari lettori oggi affrontiamo un uovo argomento dedicato a un materiale da costruzione molto usato nell’antichità: il bambù.

Da studi effettuati dall’associazione INBAR (International Network for Bambù And Rattan) questo meraviglioso materiale da costruzione è di gran lunga più resistente di qualsiasi essenza vegetale, più leggero del famoso cemento armato e dell’acciaio, molto flessibile, adattabile ed esteticamente variegato e infine ecosostenibile. L’interesse attorno al bambù come materiale da costruzione sta crescendo sempre più velocemente, tanto che attraverso il programma di Switch-Asia l’Unione Europea sta finanziando un progetto cinese che prevede l’impiego del bambù (al posto di legno, acciaio o cemento) per la ricostruzione degli alloggi nella provincia di Sichuan, ad alto rischio sismico. “Il bambù è forte, largamente disponibile e più resiliente agli eventi tellurici rispetto alle alternative”, spiega Lou Yiping, project manager dell’International Network for Bambù and Rattan.
È una graminacea come gran parte delle erbe che crescono nei nostri prati, come il mais e il grano, cresce molto rapidamente – sino a 120 cm nell’arco di 24 ore. Con un aumento del 10–30% di biomassa annuale rispetto al 2–5% per gli alberi, il bambù può produrre sino a 20 volte più legname rispetto al numero di alberi di una stessa area. È estremamente forte in rapporto al suo peso e può essere utilizzato sia strutturalmente che come materiale di finitura.
Dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, l’uso del bambù apre le porte a diversi sviluppi futuri e potrebbe consentire la realizzazione d’infrastrutture molto economiche, ecosostenibili nella lavorazione, energeticamente efficienti e, aspetto da non sottovalutare, adatto per l’autocostruzione di manufatti leggeri.
Per quanto riguarda la questione ambientale, la coltivazione del bambù non richiede l’uso di fertilizzanti di sintesi e quindi rispetta le condizioni naturali del suolo; inoltre immagazzina una gran quantità di anidride carbonica.
Legno o bambù? La differenza per noi più interessante tra il legno e il bambù è che quest’ultimo si propaga nell’ambiente attraverso una rete sotterranea di rizomi (radici) dai quali escono in modo costante nuovi germogli. Il germoglio diventa un culmo e raggiunge il massimo dell’altezza e dello spessore in una singola stagione (3 o 4 mesi), dopodiché si indurisce e cresce in densità durante i 3-4 anni successivi. I culmi di bambù vengono raccolti intorno al quarto-quinto anno di vita, quando hanno raggiunto il contenuto ottimale di lignina e cellulosa e sono pertanto molto simili al legno. Dal sesto anno in poi la pianta può venire attaccata da funghi e muffe che penetrano nella polpa e ne determinano la decomposizione. Esiste quindi una finestra temporale (tipicamente dal quarto al sesto anno) durante la quale può avvenire il taglio per successivo uso nell’industria delle costruzioni. Una volta tagliato, il culmo non ricresce più, ma continuano a crescere o spuntano dal terreno i culmi nuovi in un ciclo di continua riproduzione della foresta. Non è quindi possibile tagliare da zero un’intera foresta o coltivazione di bambù, in quanto solo determinati fusti sono adatti per il taglio, essendo quelli troppo giovani o troppo vecchi inutili allo scopo.
Detto ciò, risulta chiaramente che la differenza fondamentale dal punto di vista ecosostenibile tra un bosco di legname e un bosco di bambù è che nel primo caso si taglia “l’intero capitale” o parte di esso destinato a ricrescere in tempi comunque molto lunghi, nel secondo caso si preleva solamente “l’interesse” dato dalla continua e costante crescita, anno dopo anno, di nuovi culmi. Ciò determina un taglio annuale della foresta nell’ordine di circa il 20%. Infatti, è prassi comune nella gestione della foresta scrivere su ogni pianta l’anno di nascita, così che al momento giusto possa venire tagliata solo quella specifica pianta e non quella di fianco, che potrebbe avere solo due anni di vita. Proprio per questo motivo, è interessante notare che le montagne ricoperte di bambù non sono mai devastate dalla deforestazione, ma rimangono sempre intatte.
Ecco quindi 8 motivi per scegliere il bambù:
1. BELLEZZA NATURALE: il bambù è un prodotto interamente naturale;
2. ESTREMAMENTE RESISTENTE AI GRAFFI: il bambù ha una durezza superiore ai più comuni legni per parquet e vanta ottime proprietà meccaniche (resistente, leggero– detto anche “acciaio naturale” -, modulo di elasticità elevato, ritiro basso, stabilità notevole);
3. PREZZO: i pavimenti di bambù a parità di qualità risultano meno costosi dei classici palchetti in legno massello, proprio perché la materia prima si rigenera in maniera spontanea;
4. RESISTENTE ALLE MACCHIE E AI LIQUIDI: un elemento in bambù è di facile pulizia e tende a non assorbire lo sporco;
5. ECOLOGICO: niente deforestazione;
6. RESISTENZA ALL’UMIDITÀ: il bambù si distingue per un’elevata resistenza all’umidità e possiede proprietà antibatteriche poco note (a prova di tarme e di muffe, antiallergico);
7. STABILITÀ: se ben lavorato, questo materiale vanta una stabilità notevole;
8. RESISTENZA AL FUOCO: la combustione nel bambù ha un tempo di innesco più lungo che negli altri legni e sviluppa fiamme soltanto a temperature molto elevate.